Il Maestro di Spada

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Il Maestro di Spada
Federico Taddei

Amava recarsi ad assistere agli spettacoli di marionette, soprattutto quelli classici. Si tramanda, che questa particolare arte, giungesse dalla terra del Sol Levante, dove ancora rappresentasse uno dei più ricercati metodi di intrattenimento. La sala, in cui solitamente vi assisteva, era modesta, poiché l’affluenza risultava contenuta. Ad accompagnare lo spettacolo, c’era anche un musicista, che enfatizzava i passaggi con un liuto a tre corde. Le lampade vennero spente ed il teatrino rimase illuminato da grossi ceri. Il dramma di quella sera si intitolava “Il maestro di spada”, una storia antica. Il narratore, con voce profonda, iniziò a scandire la vicenda.

Un giovane samurai errava di prefettura in prefettura, alla ricerca del migliore maestro del paese, così che potesse affinare la sua tecnica di spada.
In uno dei suoi viaggi, gli indicarono la dimora di un vecchio samurai, che si era ritirato dal mondo, incalzato dall’età. Egli conduceva vita appartata, in una villa sulla sommità di un colle, poco distante da un villaggio. Si mormorava, inoltre, che ivi custodisse il suo tesoro, accumulato in una esistenza di scontri.
Il giovane samurai si recò fino alla dimora del vecchio maestro, dove strattonò la campanella; quindi si aprì una guardiola, ed una voce lo interrogò. Il ragazzo proclamò il suo intento, ossia ottenere udienza presso il maestro di spada, così da divenirne discepolo; ma la guardiola si richiuse ed il giovane fu abbandonato a sé stesso, senza che nessuno venisse più ad aprire. Pertanto, il giovane samurai, si sedette vicino ad un albero, ed attese.
A sera inoltrata si preparò il giaciglio, decidendo di dormire all’aperto. Quindi il giorno successivo piovve, ma il ragazzo non si mosse da sotto l’albero, finché giunse la sera e tornò a riposare all’agghiaccio. Durante il terzo giorno ci fu molto vento, ma lui perseverò, fino al tramonto, quando si abbandonò alla notte.
L’indomani, al suo risveglio, trovò accanto a sé un vecchio, dallo sguardo severo: egli rivelò di essere il maestro di spada, e che lo avrebbe accettato come suo discepolo; in cambio, il giovane samurai, gli avrebbe corrisposto parte dei suoi futuri guadagni. Egli accettò e venne introdotto nella dimora.
L’allenamento fu duro ed avvenne principalmente nel chiostro. Il maestro si rivelò tale e gli impartì esercizi sia fisici che mentali: i suoi consigli furono preziosi, e la sua disciplina ferrea. Il giovane avvertiva crescere in sé forza e determinazione, ma al contempo anche devozione per il suo maestro.
Tuttavia il vecchio, una volta sopraggiunta la sera, sprangava ogni imposta, serrando, sia il ragazzo che sé stesso, nei rispettivi alloggi.
Il giovane samurai comprese che il maestro fosse divorato dalla paura: le forze lo abbandonavano e temeva di essere ucciso quando fosse più fragile, ossia nel sonno. Magari qualcuno bramava le sue ricchezze, o semplicemente la fama derivante dalla sua uccisione.
Il maestro di spada non abbandonava mai la sua villa: ogni pochi giorni gli veniva consegnato il necessario, oppure inviava il giovane in paese, così che avesse modo di svagarsi e fare provviste. Fu così che il ragazzo conobbe la figlia del droghiere, una fanciulla bella ed affascinante, ma trattata in malo modo dal padre.
A volte, nell’addestramento del giovane, c’erano dei cedimenti, ed il maestro lo rimproverava aspramente, domandandogli che cosa ci fosse di più importante della via della spada. Il ragazzo non lo confessò, ma pensava in segreto alla figlia del droghiere.
Un giorno, che fu di nuovo al villaggio, si trovarono per qualche istante soli, ed il giovane chiese alla ragazza se avessero potuto incontrarsi, così da conoscersi meglio. Gli occhi di lei brillarono, e con un sussurro gli rivelò che sarebbe potuta sgattaiolare via solo di notte, poiché il padre la sorvegliava tutto il giorno. Con rammarico lui riconobbe di non poter lasciare la villa dopo il tramonto, ma ella lo convinse a socchiudere la finestra, così che potesse entrare nella sua camera.
La figlia del droghiere fu di parola e quella notte giunse.
Il giovane la accolse, ed al lume di candela si confidarono le rispettive memorie. Quindi decisero di brindare, e la ragazza trasse del liquore dalla borsa. Il giovane sembrò gradire, ma un torpore gli divorò la coscienza, sprofondandolo nel sonno: era stato drogato.
Quando si riebbe, la sua stanza era inondata di luce, ed il vecchio maestro sedeva inginocchiato in un angolo.
-Chi è entrato, questa notte, nella tua camera- gli domandò, fissando il vuoto innanzi a sé.
Il ragazzo arrossì, volgendo lo sguardo a terra, poi confessò che la figlia del droghiere era stata lì.
-Ha forzato la serratura, e trafugato tutte le mie ricchezze-
Quindi il vecchio maestro chinò il capo, e sfoderò la spada, squarciandosi il ventre.
Cadde a terra, morto.
Il giovane samurai si alzò in piedi, avvolto nei propri pensieri. Quindi raccolse le sue cose e lasciò la villa.
Questa fu l’ultima lezione del maestro di spada.

Le luci tornarono nella sala ed il pubblico applaudì. Gli artisti si disposero davanti al teatrino, ricevendo un caloroso riconoscimento, e salutarono, ritirandosi dietro le quinte. Gli spettatori iniziarono a scemare dalla sala, ma egli rimase ancora un po’ nella platea, gustando quanto si fosse sprigionato in lui.

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