SOGNI D’ORO

Racconti di Corvi
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SOGNI D’ORO

Venne il tempo di dormire anche per il Mago. Si coricò nel giaciglio delle sue ultime impressioni, sprofondando nel gorgo onirico, ove pian piano prese a carezzare il crine di un bianco unicorno. Procedeva in sella, accompagnato dall’amuleto del suo Signore. Stagioni e venti si avvicendarono tra le fattezze di un bosco, finché da lontano comparve un altare bagnato di eterno crepuscolo. Il Bianco Mausoleo, dimora del suo Re, si schiuse, ed il Mago si incamminò presso una sala colma di serpenti. Traversò la fiumana di squame, solcando un ponte di cristallo; quindi un battente si fece liquido, introducendolo nello spazio regale.
Questa volta l’androne era forgiato nella saggezza del legno. Fumosi danzatori scarlatti discesero dai lucernari. Lontano, sul suo trono, il Sovrano attendeva. Egli mutò il selciato in acqua scura, ed una visione prese vita.
Una coltre di nubi li condusse nella Voragine, l’abisso che sfregia la Madre d’Ognuno. Il Mago avvertì un soffio risalire la forra, poi un tonfo lo richiamò nel precipizio. Strali di rocce lo condussero nel reame del buio senza volto, ed il cielo si consumò in uno spasmo ceruleo. Macchie ancora più oscure si accesero lungo le pareti, ed un dedalo di spelonche si innalzò sui lastroni di quarzo: una cittadella giaceva a picco, viva di un artificio di fiaccole e funi, sebbene le sembianze del popolo che la abitasse, si celassero entro la fiacca luce dei lumi. Tutto scemò nella selce, fin quando un rumore di burrasca evocò un’insolita frescura. Fiumi e torrenti irruppero dai massi, ed il ruggito della bianca spuma colmò ogni senso; finché cotanta furia si rimodellò in parchi rivoli e le rocce si distesero in pelle. Alcuni sigilli graffiarono la tenebra ed il Male prese a sussurrare. Figure si inarcarono da quelle orme e l’Arcano Rinnegato tornò alla coscienza. Orde invocarono la liberazione, ascendendo la gola colme d’odio, e draghi spianarono ali di nere ossa. Eroi tremebondi spalancarono occhi aguzzi, ed un esercito di bestie gli si fece appresso, ingoiando ogni sorso della vita a loro preclusa: l’abisso venne fagocitato, e la cittadella si spense in un sol colpo. I Figli della Distruzione giunsero a vedere il cielo e la Madre d’Ognuno sfiorì a quell’orrore. Poi un colpo percosse la volta e gli eserciti delle Tre Razze insorsero. Oceani cozzarono in lotta ed il Signore degli Elfi domò le nubi, evocando il potere degli antichi grifoni: legioni di serpi alati sfolgoravano dal suo sguardo, mentre i verdi gerarchi adunarono i Titani. Le schiere dei Nani spumeggiavano compatte, immolando ogni avversario, ed i Maghi non concessero fuga alcuna, scatenando lucenti creature sulle mandrie infernali. Il loro Sovrano splendeva dall’alto di un elefante bianco, attorniato dalla volontà dei Chierici, che, come fulgida neve, brillava accolta nella grazia del loro Signore. Allora comparvero i Custodi d’Arme, consumando in un’orgia di acciaio e sangue i corpi dei malevoli. Il loro Re avanzò nello splendore dell’avorio, seppellendo i nemici sotto i ferri del proprio destriero. Una selva di distruzione tracciava il suo cammino, avvolgendolo in un’aurea di rosso eccidio. Poi qualcosa si avvicinò dai cieli ed il Miraggio dei Mondi divorò l’orizzonte. La patria degli Elfi Alati roteava nel suo eterno splendore, emanando il rombo delle nubi in tempesta. Si volse allo scontro ed attese fino all’improvvisa eruzione della congiura del Monte Nero: un conclave di Uomini, Nani ed Elfi rinnegati insorse fra le file della Coalizione. Il segnale era tratto, ed uno sciame prese a brillare dal Miraggio dei Mondi, riversandosi contro coloro che avevano tramato nell’ombra.
Un indicibile mareggiata disturbò la visione, ed il tempo del sogno si fece innanzi. In tali terre lo scontro era parimenti aspro, poiché lì soltanto gli Elfi Alati fronteggiavano il Male, così che i demoni riuscirono a squarciare la veglia, proclamando il suo nome: “Legione!” ed ogni cosa fu svelata. Il Primo Eletto, colui che aveva rifiutato la chiamata dell’Uno, era quanto covava nelle viscere della Madre.
Un dolce tocco scosse la spalla del Mago e la sala del trono ritornò nel suo sguardo. Il Sovrano emanò un dolce sorriso, ed un vento prese a spirare fra di loro, scaraventando il Mago oltre i confini del sogno.

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