MI SEMBRA DI RICORDARE

Racconti di Corvi
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MI SEMBRA DI RICORDARE
che Geremia ebbe gloria in Mulinaccio

Il Mago varcò il suo uscio, e la madre, insieme al ragazzo, lo accolsero con un benevolo sorriso. Gli occhi della donna erano stanchi, segnati dalle lunghe veglie. Il viaggiatore scivolò nelle sue stanze, tornando avvolto in soffici stoffe. L’ultima luce del giorno si era posata su di loro, tanto che il meriggio sembrava disposto a concedere il passo alla sera, ed i tre sostarono innanzi al davanzale, riempiendosi i sensi con l’adunata delle nubi al tramonto.
<<Tuo figlio è salvo>> dichiarò il Mago <<Ma occorre che lo istruisca. Tra breve lo accompagnerò a casa, non temere>>
La donna si congedò, avvolgendosi in uno scialle.

<<C’era soltanto una balestra ed una sedia a dondolo; poi lui è comparso, trasformandosi in un grosso ragno, pieno di tentacoli. Allora mio padre mi ha lanciato verso l’uscio ed ho iniziato a correre. Ma il buio è arrivato presto, così ho cercato rifugio nella prima luce che ho visto>>
<<La casa del Calzolaio>>
<<Si, dentro c’era un anziano signore, che voleva aiutarmi, ma un demone gli è saltato contro. Poi tutto è diventato confuso. Faceva un gran caldo, finché il Calzolaio è bruciato come un fuoco, salendo in cielo, e portandosi via quel demone>>
Il Mago parve sorpreso: il suono di quelle frasi aveva smosso il ricordo di arcane leggende, ed ebbe memoria di come gli Antichi abbandonavano il mondo.
<<Mi sono addormentato e delle fate mi hanno accolto. Ci siamo seduti su di un prato, finché dal cielo è arrivato un vecchio corvo, con una buffa cordicella alla zampa: ha fatto scappare tutte le fate, e sono rimasto solo con lui. Poi dalla terra sono spuntati dei rovi che mi hanno avvolto e trascinato sotto. Avevo tanta paura, così sono svenuto, sognando di remare lungo un fiume. Ero su una barchetta, bella e robusta, eppure remavo contro corrente. Le braccia mi dolevano, così alla fine non ce l’ho più fatta, e mi sono abbandonato, addormentandomi. “E tu che ci fai nel mio sogno? Eh? Che ci fai?!” mi accusò una mangusta, poiché mi ero risvegliato nel suo banchetto. Presto però mi sorrise, servendo a tutti delle mani ben cotte, gonfie di spezie ed odori: i tassi felici si leccarono i baffi, mentre le donnole ingorde ne vollero ancora, perché le linci prepotenti le avevano rubato i pollici dal piatto. Quindi gatti ben vestiti fecero ancora un giro, servendo altre mani succulente, ma io ero già sazio. Finii per appisolarmi sulla sedia, immaginando una grande fiera, piena di giostre e colori: strane carrozze si muovevano veloci, ed ognuno parlava. Eppure desideravo un po’ di pace, così sono entrato in una grande sala. Dentro era molto buio e vetri colorati illuminavano la via. Su di un palco si inscenava uno spettacolo, dove gente bizzarra recitava. Dapprincipio sembravano bravi, ma in breve sono divenuti noiosi, tanto che ho chiuso gli occhi, sognando un drago che mi sospinse fino in cielo: abbiamo volato sopra valli e torrenti, traversando il mondo intero. Però alla fine è salito troppo in alto, e la testa ha iniziato a girarmi. Mi sono ripreso per un cattivo odore: una vecchia stava cucinando in un calderone. Quel fumaccio riuscì ad asfissiarmi, facendomi destare in una stanza di cristallo. Lì pensavo di essere solo, invece la mia ombra cercò di afferrarmi; allora un signore alto, con un mantello scuro, mi ha salvato. La tenebra fu scacciata ed egli mi donò un piccolo monile a forma di corvo: “Il Patto dei Corvi ti proteggerà ovunque nel mio regno” assicurò lo straniero, e lasciai quel sogno, approdando in un corridoio colmo di culle e finestre tonde. Un blu profondo ondeggiava ovunque, anche sul soffitto, e delle meravigliose sirene nuotavano in cerchio. Una di loro volle salutarmi, intonando il suo canto, ed ascoltai la ninna nanna più dolce della mia vita. Credo di essermi addormentato, finché un leggero brusio si insinuò nelle mie orecchie e vidi alcuni alberi attorniati da nubi grigie. Pioveva, ma mi alzai ugualmente, incuriosito da un riflesso. Tra le fronde scovai un laghetto dove un bambino riposava sulla sponda. Dalle acque emerse una donna, che gli chiese come mai non volesse nascere. Il bimbo rispose che non desiderava vedere il mondo, e la madre tornò ad immergersi, con il volto addolorato. Compresi di essere in un luogo proibito e mi allontanai. Mentre camminavo il mare iniziò a bagnarmi i piedi e provai una grande stanchezza. Guardavo le onde perdersi nell’orizzonte, desiderando di fare un lungo sonno, senza sogni però. Giunse la notte e vidi il cielo imbrunire: spuntarono le prime stelle, ma la luna calò in fretta, spegnendo tutto il firmamento. Le tenebre mi si strinsero addosso, togliendomi il respiro. Sapevo che presto tutto sarebbe finito ed invece qualcosa prese a brillare sul mio petto: un raggio sfolgorò dal diadema dei corvi, ed il sogno venne squarciato. Un elfo dalle grandi ali si fece largo nell’oscurità, traendomi a sé, e poi… non so più. Ho soltanto riaperto gli occhi, scorgendo il volto di mia madre>>
<<É l’Incubo dai Mille Sogni>> rivelò il Mago accendendo un lume <<Un sortilegio assai pericoloso, con cui volevano strapparti l’anima di dosso>>
<<Sarei rimasto nel letto dello Sciamano?>>
<<Si, per qualche tempo almeno. Ma egli non opera da solo, poiché questa è scienza di Necromanti>> quindi gli consegnò un seme <<Tienilo sotto la lingua: ti aiuterà a recuperare le forze>>

Più tardi, dopo aver accompagnato il ragazzo, il Mago passo innanzi ai battenti della Casa del Monaco, ed un avventore lo spronò fino all’entrata: Geremia sostava nel mezzo della sala.
<<Così questo giovane ci raccontava di come oggi abbia salvato la vita al Mago>> sghignazzò la folla.
<<Già! Perché non ce lo conferma allora?!>> provocarono altri, e l’interessato sgranò gli occhi, ricordando quanto si era consumato al canneto.
<<È vero: costui mi ha salvato da morte certa>> confermò il Mago
Un sussulto segnò la rivelazione.
<<Allora bisogna che gli si offra da bere!>>
<<Si! Birra a Geremia!>> proclamarono in coro, ed il Mago si divincolò indisturbato tra quei focolai di goliardia.

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