L’INDOTTRINAMENTO

Racconti di Corvi
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L’INDOTTRINAMENTO
quando caddero le nubi dal cielo

Si avvicendarono i giorni, senza fare troppo rumore, concedendo al Mago la grazia di istruire il giovane. Solevano andarsene lontano, nei pressi di una cascata o nel fondo di una grotta, sprofondando nell’oceano del loro spirito. Durante il freddo degli inverni restavano assorti innanzi alla brace, cantando i miti ed evocando le perdute leggende.
<<In sogno ho visto un Unicorno>> confidò una sera il ragazzo <<Mi è passato accanto, rivolto verso un bosco. Sono divenuti così radi nella veglia…>>
<<Poiché migrano nell’onirico>> rivelò il Mago <<Essendo i Figli della Luna>>
Il ragazzo lo interrogò con lo sguardo.
<<Il segreto della loro origine è custodito in un antico racconto, tramandato da corvi e cornacchie. Mi imbattei in esso quando lasciai la Piramide dei Cieli, giungendo in queste terre assieme al mio bastone, ed un modesto fagotto. C’erano pochi indumenti all’interno, ed una Nube di Cristalli: creatura questa assai pregiata, ma, al contempo, assai pericolosa. Essa cresce soltanto sul Picco del Vitreo Sodalizio, la cima più impervia del nostro mondo. Possiede la forma di un piccolissimo nembo, tanto da posarsi sul palmo di una mano, eppure al suo interno si agitano letali schegge, capaci di annientare chiunque. Me ne appropriai durante una Fiera del Sol Cocciuto, in uno scambio imbastito anni or sono. Ancora ricordo quando mi aggiravo tra quelle bancarelle, stracolme di ogni meraviglia, finché uno strano uccello mi urlò dal suo trespolo: “Il signore ha da vendere! Il signore ha da vendere!” così venni avvicinato dal proprietario del banco, che con modi forbiti si introdusse più o meno così: “Mi scusi gentile straniero, il mio caro amico e socio, il cui becco ha un fiuto ineguagliabile per gli affari, mi ha avvisato che forse voi possediate qualcosa di nostro interesse. Non sareste forse interessati ad uno scambio?” Rimirai il curioso mercante, sondando i suoi occhietti rossi, finché “Nel baule rosso! Nel baule rosso!” sproloquiò l’uccello “Come?!” domandò di contro l’irsuto venditore e “Nel baule rosso!” ripetè il pennuto. “Ah! Ho capito! Mi scusi mio gentile straniero, tra un attimo sarò da voi, abbiate la cortesia di non andarvene: forse serbo qualcosa che potrebbe stuzzicare il vostro favore”. Così dicendo salì sul carrozzone, dove cercò e ricercò, tanto da far sobbalzare l’intera diligenza. Ne rinvenne con un piccolo involto, svelando ai nostri sguardi i fulgidi lampi di una Nube di Cristalli. Dichiarai il mio zelo, ma non sapevo che cosa potessi offrire per concludere un dignitoso baratto. Iniziai quindi a frugarmi addosso, finché le mie dita strusciarono su di un sacchetto: “erbe pregiate, erbe pregiate” bisbigliò l’uccello con un fil di voce. Volle il caso che portassi quel fagottino di foglie rare, donatemi tempi or sono da un Chierico, che ardiva sdebitarsi nei miei riguardi; una storia questa che non mancherò di narrarti. Pare infatti, che quelle spezie germoglino soltanto sulla misteriosa Isola della Mezzaluna, dimora ancestrale degli Antichi; ma a dire il vero, noi Maghi non siamo avvezzi al loro impiego, quindi ci accordammo per l’affare, e da allora, ho custodito la portentosa Nube di Cristalli, saggiandone il potere soltanto in luoghi appartati. Finché un giorno un “CRAAK” mi arrivò dalle spalle, ed accolsi una cornacchia sul davanzale della mia dimora. Con un soffice battito afferrò la Nube di Cristalli e “CRAAK” fece ancora, volando via col mio tesoro>>
<<E che ne avrebbe fatto?>>
<<Questo è un buon quesito, mio giovane apprendista, ma non so darvi risposta. Comunque non mi opposi al suo volere ed ella mi ricompensò con un dono ancora più grande: “CRAAK” si pronunziò su di un ramo, e quella stessa notte mosse le sue penne tra i miei sogni. Vidi i suoi occhi accendersi di bianchi chiarori, tanto da mutare nel bel viso della Luna. L’Argentea Regina solcava i cieli, adorna di tutti i suoi gioielli, ma non ebbi il tempo di cullarmi al suo canto, che la melodia scemò nel cordoglio ed ella sfigurò di dolore. Ignoravo il motivo di tale scoramento, vidi però un astro staccarsi dalla volta, precipitando verso terra. La lacrima si inabissò nelle acque di un placido laghetto, ed un vaporoso abbraccio si irradiò nel bosco. Quando i flutti furono di nuovo cheti, uno sperone trafisse la notte ed uno splendido unicorno si issò sulla sponda. I pallidi raggi della Regina Celeste gli baciarono il manto, ed egli scosse il suo crine, avviandosi tra i sentieri della Madre d’Ognuno. Allora mi volsi ancora verso il cielo, contemplando con gioia il cuore della Luna; ma una nuova emozione assalì la Pallida Signora, che per la furia divenne scarlatta, scaraventando dabbasso un’altra sua Figlia. Fiamme vermiglie cozzarono tra gli irti scogli del Vitreo Sodalizio, tanto che il monte vacillò, seminando massi a valle. Fitte nubi si addensarono sulla cima, e serpi di luce squarciarono il suolo, illuminando le contee a giorno. Un uragano si adunava ringhiando, eppure al culmine di quel finimondo, tutto implose in un sol colpo, dando vita ad una folgore solitaria. Uno stupefacente destriero emerse da quel trambusto, ed un unicorno alato prese vita. La tempesta si disperse sotto i suoi zoccoli ed egli sferzò l’aria con maestose ali, affrontando il suo destino. “CRAAK” fece allora la cornacchia, e mi accorsi che tutte quelle leggende erano comprese nel suo sguardo>>

Un giorno li avvolse un vento che spirava con lo stesso sapore del mare. Il Mago condusse il ragazzo in un pascolo oltre un colle, dove gli zefiri si torcevano l’uno nell’altro, piegando con foga ogni arbusto. Nella volta il sole si avvicendava, sovente scacciato da carovane di nubi in transito, ed in quell’eremo meditarono, assaporando il gusto delle terre lontane, attorcigliate sulla scia delle correnti. A mezzodì si concessero a parche pietanze finché un fruscio provenne dal folto del bosco.
<<Felice giornata!>> si introdusse una voce.
<<Salve>> si affrettarono a rispondere.
Uno straniero si accomodò, contemplando il cielo.
<<Gradite unirvi alla mensa?>> offrì il Mago.
<<Con piacere. Ma lasciate che prima mi presenti: sono un Viandante e percorro la Madre d’Ognuno adunando storie, miti e leggende, che a volte scambio con un tetto o magari con un poco di cibo>> confidò garbatamente.
<<Prego>> rispose il Mago porgendo una fetta di pane con del cacio.
Egli masticò con cura.
<<É buono: avete buon grano e delle mucche sane>>
<<Grazie. Ma voi che mi dite: abbandonaste le vostre terre perché il latte non era gustoso od il frumento troppo secco?>> schernì il Mago.
<<No di certo! Viaggio poiché amo questa terra, ed adoro sfumare tra i suoi orizzonti>>
<<Ramingo? Senza tenere nulla?>> domandò il ragazzo sorpreso.
<<La Natura provvede ai miei bisogni, poiché io Le sono devoto, e non temo il male, se è questo che intendi, giacché i miei occhi non lo scorgono. Vi è però il dolore, che forse ci intimorisce un po’, anche se, col tempo, ci aiuta a comprendere meglio>> quindi impresse nel giovane il suo sguardo <<Distruggi ogni paura, ragazzo, ed osserva come tutto proceda al bene. Abbi semplicemente cura di cogliere quanto c’è di bello in ogni cosa, poiché tutto brilla di un’unica sorgente>>
<<Siete saggio>> concesse il Mago.
<<Oh be’, errando ho visto così tante cose, ed ho scrutato negli occhi di così tanta gente, svelando come ogni frammento sia giusto e vero: occorre soltanto metterli assieme. Ma ora sono in debito con voi, poiché mi avete offerto il pranzo; pertanto ho deciso di donarvi un sogno, che è venuto a trovarmi questa stessa notte>> i suoi occhi si fecero seri, incalzando l’animo dei presenti <<Ho scorto un’era ormai prossima, ove la Madre d’Ognuno soffriva di una terribile guerra: gli Uomini combattevano assieme ai Nani ed agli Elfi, stretti nel rombo dei rispettivi eserciti. Li ho contemplati soccombere sotto il fosco vessillo di Legione, il Male che cova nel cuore d’ognuno. Poi d’un tratto i Signori della veglia e del sogno insorsero, annunciando l’avvento del Mandato. Tra le ceneri si destò una nuova alba, ed oltre il cielo livido egli schiuse i suoi occhi. Un coro di Unicorni Alati discese a terra, diradando la morsa che straziava la Madre, e la tempesta fu tramutata in pietra, precipitando sulle folle dei dannati. L’intera schiera demoniaca cessò di essere, e gli zoccoli dei celestiali destrieri estinsero i radi superstiti. La via parve sgombra ed il Mandato abbandonò il suo trono, recandosi al cospetto del Male. Lì Legione pasceva del suo antico splendore, ma il Mandato lo salutò soltanto, unendo la compassione al dolore dei Ribelli, così che i Rinnegati ritrovassero la via occlusa dall’orgoglio. La negazione venne meno, ed un orizzonte più vasto si aprì alla coscienza del mondo. L’Isola della Mezzaluna tornò a baciare le acque, e le bianche navi ricondussero a noi gli Antichi>>
Quindi un terribile frastuono esplose sulle loro teste, schiacciandoli a terra per lo sgomento: una tormenta si era adunata in cielo, ma il Mago ed il ragazzo si accorsero di essere rimasti soli.

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