LA VECCHIA NANA

Racconti di Corvi
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LA VECCHIA NANA
colma di dolore

Ci fu un forte tonfo, e folate di vapore invasero la stanza. La vecchia nana stava in piedi, sovrastando i resti della brace fumante. Mi accennò un sorriso, e si diresse zoppicando verso un cantuccio, dove strascinò via una pelle, rinvenendo una botola. Una grotta pregna di candele attendeva nel fondo.
Dei ricordi attraversarono la mia mente.
La vecchia nana si accomodò tra i cenci, porgendo il palmo della mano. Vi adagiai sopra la sacca e lei la annusò. Un piccolo scrigno riposava tra i cuscini: se lo mise in grembo, cullandolo al suono di alcune nenie ed attinse alla polvere che conteneva. Ne cosparse un braciere, liberando una silente scia di fumo.
Un odore sconosciuto si riversò tra i miei pensieri e le candele presero a sussurrare. La nana sprofondò nella sua pelle, spargendo altra polvere, massaggiando a lungo, segnando quelle sabbie di cerchi e simboli. Quindi un cranio emerse dal piccolo forziere e se lo pose innanzi, rovesciandovi sopra l’azzurro della sacca. Alcune foglie ne precipitarono. Allora avvertii la grotta dilatare il suo ventre, respirando con accresciuta veemenza. La nana disseppellì le erbe ed uno spasmo la strinse. Una piccola runa sbocciò tra i chiaroscuri del suo animo, mentre io fui inondato da stagioni intere, naufragando nel vortice del mio sentire.
<<É nata>> bisbigliò, ma ero già altrove.

Fluttuai a lungo, finché lei mi richiamò. Si apprestava a conciare una pelle, ed io le osservai il peso dei troppi inverni trascorsi tra quelle mura.
<<Le parole sono come un unguento>> mi rivelò <<Se esse non sono buone, il mito si sfalda, e ben presto viene dimenticato. Ascolta quindi, e ricorda che la gioventù ha baciato chiunque, poiché soltanto in pochi hanno avuto la grazia di nascere già vecchi>>

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