LA PIRAMIDE DEI CIELI

Racconti di Corvi
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LA PIRAMIDE DEI CIELI
sottili fughe verticali

Vi è un luogo dove il bianco sovrasta ogni clamore: si stende ben celato, oltre la veglia ed il sogno. Da tale cielo fece ritorno il Mago, partendo all’alba finché ogni fronda si sciolse, concedendosi all’abbraccio del sole.
La Bianca Piramide dominava il cratere, scrutando il mondo dal proprio vertice. Un solo blocco ne custodisce l’essenza, sebbene nessuno serbi il segreto della sua origine, poiché è detto che venne eretta dal fuoco della mente. Quattro marmi vegliano il suo accesso, confluendo dal margine roccioso. Il Mago percorse uno dei cigli, risuonando il proprio nome…
Udii una brezza trasportarmi altrove: la Piramide mi aveva accolto. Riaprii gli occhi, scortato all’androne da taciti bagliori. Una figura mi attendeva, celata nelle ombre di un cappuccio: era un Custode, e mi fece cenno di seguirlo. Assieme ci inerpicammo su per uno scaleo, approdando nella Sala del Sapere, ma ben presto favorimmo un pertugio, abbandonando quel dedalo di tomi, e, tra le anguste mura, scorsi la leggenda del mondo, impressa su morbidi arazzi. Quindi una porzione di cielo filtrò, segnando la nostra discesa: un abisso si affacciava oltre un portale, ed una scalinata ne segnò i margini; procedemmo verso il fondo, imboccando una grotta, dove dal buio sbocciò un giardino. L’azzurro assolse nel grigiore della volta, ed uno stradello si adagiò ai nostri piedi: fummo condotti al Bianco Mausoleo, e lì il Custode si arrestò, indicandomi l’entrata. Un’ampia sala color smeraldo si impadronì di me, ed un ponte traversò il selciato sommerso da placidi flutti. Vidi l’effige del Sovrano dei Maghi troneggiare sulla riva opposta, e serbai il respiro, finché i battenti si schiusero. Oltre giaceva un tavolo di marmo, contornato da sette seggi. Il mio Signore era assiso sul trono più elevato, benedetto da alti chiarori. Si alzò, venendomi incontro, ed impose la sua mano, lasciando che avvertissi la vastità di quanto si andasse consumando. Abbandonammo la sede reale, ma ad attenderci non vi fu più il ponte sospeso sulle acque, bensì un ambiente di lucida pietra. Un lucernario si aprì sul soffitto, spirando sottili nastri scarlatti: soltanto un portone sorgeva al centro. Egli mi richiamò al suo sguardo, e le ante si aprirono. Un luogo, dove in realtà non avrebbe dovuto esserci nulla, mi colmò la vista. Una lastra ovale attendeva innanzi una panca: mi disposi ed ogni raggio venne meno. Onde concentriche risuonarono nell’ebano, e l’immagine di un sublime elfo alato, si palesò. Vidi i colori del cielo fondersi nei suoi occhi:
<<Il maleficio è spezzato, il ragazzo salvo>> mi assicurò <<La Madre d’Ognuno ambisce ad un nuovo sole, ma molti si sono smarriti lungo il sentiero dell’Uno. Nel tempo a noi dovuto, agiremo>>
Allora si congedò, accordandomi la sua grazia, e la visione sfumò in gorghi opachi. Il portale fu di nuovo aperto: ripresi il cammino, inseguendo il ricordo dell’antica razza alata, i depositari della primeva conoscenza, dalla quale ogni arte ebbe origine. Nessuno sa quanto essi vivano, né cosa apprendano i loro sensi; si levano nel regno del Sogno e non bruciano al venereo fuoco delle passioni, né mai hanno chinato il capo sotto il giogo del desiderio. Risiedono nel Miraggio dei Mondi, l’isola che levita ai confini del cielo, sebbene in pochi l’abbiano mai scorta. Forse gli stessi Antichi…
Tok!
Il tonfo della staffa del Sovrano dei Maghi spezzò la catena dei miei pensieri, e lo vidi avvicinarsi. Porsi l’occhio oltre il parapetto, ammirando l’aggrovigliarsi di un mare di nubi. Forme indistinte si agitavano sotto quella coltre, riportandomi alla mente le passate stagioni.
<<È il Mare dei Tempi Perduti>> sussurrò dolcemente il Re <<Non concedere spazio alle memorie: stringono l’animo ai lacci del rimpianto; serba l’esperienza e procedi>>
Quindi aprì il palmo, porgendomi un medaglione col suo Sigillo, e si accomiatò, affidandomi il suo sorriso. Dei gradini mi ricondussero all’androne, e davanti ad una stele sussurrai ancora il mio nome, così che la brezza mi trasportasse lontano.

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