IL RITORNO

Racconti di Corvi
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IL RITORNO
cercando il vento
affinché scacciasse ogni pensiero

Avvolto nella quiete del tardo meriggio, il Mago si allontanò dalla Piramide, trovando rifugio presso le Corna del Caprone. Lì sciolse la notte, lanciandosi poi tra i fumosi paesaggi dell’alba, fin quando la calura annunciò mezzodì.
Assaporò il suo pasto lungo un declivio, udendo nel frattempo un flebile richiamo: incuriosito si addentrò nella boscaglia, notando una volpe intrappolata in un groviglio di rovi. Riconobbe in lei un Signore degli Animali, ed impose benevolo la sua staffa. Ella non ebbe tempo di rendere grazie, che uno strano vento prese a spirargli addosso.
<<Tali brezze narrano la vicenda di due fratelli>> rivelò la volpe <<La cui fanciullezza si consumò tra questi calli. Dimoravano alle pendici di un colle, dove è detto si annidi un conclave di Maghi e Chierici rinnegati>>
<<Il Monte Nero…>> sussurrò il Mago.
<<La loro famigliola ardiva andarsene, eppure la decisione tardò ad arrivare ed un Necromante li fece preda di sinistre brame. Egli inviò un silenzioso messo, che dispose una tela innanzi la tana di una volpe, aggrappandosi al suo manto. Nei pressi della tenuta il messo saltò via, intrufolandosi nella camera dei ragazzi. Di notte scalò il groviglio delle loro coperte, giungendo all’orecchio di uno dei fanciulli, e da lì discese lentamente nel suo corpo. Intanto il piccolo sognava, correndo felice in una reggia colma di uccelli: li vedeva cinguettare tra nuvole di penne e piume, su scale e pontili, fin quando si ritrovò in una bellissima sala, adornata con un letto a baldacchino. Si sentì stanco, così decise di riposarsi su quel giaciglio, contemplando il suo riflesso sbiadire in uno specchio, senza notare un piccolo ragno che lo scrutava tra i veli. Si risvegliò tutto accaldato, ma i genitori non vollero preoccuparsi, credendo si trattasse di un malanno di stagione, sebbene in lui un ospite già si aggirasse nel petto: in giornata il ragno sarebbe arrivato fino al cuore, iniziando a divorarlo, crescendo un poco ad ogni morso, ed in breve, sazio e pingue, sarebbe morto. Prima, tuttavia, doveva assolvere al proprio compito, conducendo il fanciullo dal suo signore. Il ragno ultimò il pasto al tramontar del sole: il piccolo aveva intessuto sonni agitati per tutto il dì, ed a nulla valsero gli impacchi freddi della madre. Calò su di lui una notte fitta e scura, poi un rumore improvviso squarciò i sogni del fratello, ed una gelida corrente si insinuò nella cameretta: la finestra era aperta, l’altro letto vuoto. Il ragazzo si affacciò al davanzale, scorgendo qualcuno che camminava in lontananza. Saltò fuori, cominciando a correre, ma per quanto si affannasse, non riuscì a raggiungere il fratello. Oltre la cima degli alberi intravide il malefico monte: il respiro gli si fece corto, e all’improvviso precipitò contro qualcosa che gli sbarrava il passo. Riaprii gli occhi, fronteggiato da splendenti zanne di avorio: “Non urlare” gli intimò un maestoso cinghiale bianco “Tuo fratello è ormai perduto, e se prosegui morrai soltanto”. Il cuore gli rombava nel petto, quando un sibilo serpeggiò tra le fronde. “Aggrappati!” grugnì l’animale, ed assieme fuggirono verso il fitto del bosco, gettandosi a perdifiato oltre il ciglio di un burrone: per un lungo istante contemplarono il silente volto della luna, riflesso su un morbido velo d’acqua, piombando poi sul fronte opposto, senza mai frenare la loro corsa. Un coro di lamenti esplose in lontananza: “Le mandrie dell’oscuro sono ormai lontane” sbuffò la bestia esausta, ed il giovane discese. Il bianco cinghiale lo osservò, assorto in audaci decisioni: “Non puoi più tornare a casa, andremo all’eremo delle Mura Lunari, il Tempio degli Uomini Chierici” concluse, quindi cercò i suoi occhi: “Ma mi devi fare una promessa! Giura di seguire il sentiero che la vita ha scelto per te”. Il piccolo annuì, un po’ frastornato. “No! Ad alta voce!” “Lo giuro!” rispose allora il ragazzo con più tenacia. “E così sia! Ma ti avverto: non si spezza la promessa fatta ad un cinghiale!” tuonò divertito>>
La volpe chinò il capo, scostandosi un poco, così che ognuno proseguisse per la propria strada. Il Mago cogitò a lungo su quel frammento, e quando il blu della sera già divorava l’orizzonte, apparve il comignolo del Ponte dell’Orco. Si avvolse allora nella cappa del proprio anonimato, ritrovandosi a consumare la cena tra il vociare della sala.
<<Non che ci veda nulla di male ad andarsene in giro, intendiamoci! Ma se la terra è buona e dà buoni frutti, bene, allora conviene restare!>> confessò un contadino.
<<Già, giusto!>> confermò il compare.
<<Io mi sono sempre spostato poco>> rincalzò l’uomo sorseggiando sonoramente <<Mi piace vedere le fiere, quello si, specie quando devo comprare le capre>>
<<Un conto è andar per fiere, un conto è… è… eeh-tcùù>> e starnutì beatamente nell’aria già affollata della taverna <<Insomma, dicevo, che andare alle fiere, specie quelle di paese, è una scampagnata: non ha niente a che spartire coi viaggi, quelli veri, quelli pericolosi>>
<<Ma a volte l’azzardo ti viene a scovare fin dentro le coperte, pensa a quel, quel… coso, con la faccia da lupo, che ruba per le fattorie!>>
<<Eh si!>>
A quelle parole il Mago aguzzò le orecchie, poiché se si trovava smarrito tra quei calli, era proprio a causa di un mezzo lupo, trovato a pezzetti nel pozzo del proprio villaggio.
<<Si dice che su, in una tenuta accanto al Bosco Ventoso, si è portato via due bambini!>>
<<Va sempre da solo e per poderi appartati>>
<<Già, vero>>
<<Dalle nostre parti ha preso un sacco di polli e bestiame. Ad ogni modo, di certe cose, è meglio non parlare>>
<<Tante le volte…>> convenne saggiamente il compare, ma la curiosità del Mago era ormai desta, e si rivolse loro con volto amichevole.
<<Permettete? Vorrei offrirvi del sidro: è molto che viaggio e due parole fraterne potrebbero distendermi l’animo>>
I due si guardarono, dichiarando che di certo non era di incomodo, quindi si fece cenno all’oste di mescere ancora.
<<Vengo da Mulinaccio>> si introdusse mettendo per primo qualcosa sul piatto.
<<Ah… si mormorano strane voci sul vostro paese>>
<<Non so che dirvi: manco da svariato tempo e torno or ora>> accennò, rincalzando lesto <<Piuttosto, anche io nei giorni scorsi ho sentito delle voci su di un orrido dal volto di lupo, e mi chiedevo come ci si possa difendere da tale mostruosità>>
I commensali si sorpresero della domanda, ma la letizia della chiacchiera, che ben si accompagna a certe bevande, specie se offerte, prevalse sugli indugi, e sbocciò il discorso sulle loro labbra.
<<Be’, io non so come ci si difenda, ma conosco la storia di un fattore che viveva da queste parti>> e fece un cenno, come di coloro che hanno paura e rispetto dei morti <<È stato ucciso da quella bestia: l’ha sorpresa una notte nella sua stalla e gli ha piantato un forcone nel petto, ma la creatura se lo è tolto di dosso, tranciando la testa al poveraccio>>
<<É un licantropo quindi?>>
<<No! La donna del fattore lo ha visto: assicura che si tratti di un uomo, solo con la faccia da lupo e la pelle di un cadavere>>
<<Ho capito. E sapreste dirmi quando colpisca, da dove venga, dove si nasconda?>>
<<Ai piccoli si dice che se non sono buoni, verrà l’uomo lupo a portarseli via, lassù, nella sua tana sul Monte Nero>> confidò l’uomo con un ghigno amaro.
<<Ma questa è solo una leggenda>>
<<Nessuno sa che cosa voglia>>
<<C’è chi parla di furti>>
<<Ma ha preso anche dei bambini>>
<<Chissà per cosa>>
<<Per mangiarseli!>> ringhiò sbattendo il boccale sul tavolo.
<<O forse peggio>> chiosò il Mago serioso.
<<Comunque la bestia è furba: mai che si avvicini alle città o che lasci tracce>>
<<Bisogna stare più che accorti>>
<<Eh già!>>
<<Bene, è stato davvero piacevole conversare con voi, ma ora dovete perdonarmi, giacché è tempo che mi ritiri>>
<<‘notte>> augurarono alzando i calici.

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