IGNORANO LA META I VIAGGIATORI

Racconti di Corvi
Capitolo Precedente: E VOLA VOLA VOLA UCCELLINO

 

IGNORANO LA META I VIAGGIATORI
cera su cera

Tra le nebbie di una impervia gola, il sole emanò il suo ultimo raggio e le ombre si distesero nella notte. Mi recai nel sogno ove riposano i fratelli corvi, in cerca di una anziana cornacchia. La trovai assopita entro un raggio di luna e garbatamente le domandai come poter raggiungere il Saggio delle Storie, di cui un giorno ella ebbe modo a narrarmi. Mi suggerì di attendere il vento propizio ed accendere un fuoco di sterpi.
Sarei dovuto volare avvolto in quel fumo, fino ai nembi che sostano al limitar dell’orizzonte: in tal modo la mia venuta non sarebbe stata annunciata e l’antro non si sarebbe dissolto. Quindi mi mostrò la piccola creatura sulla quale soleva accovacciarsi, insegnandomi a liberare le sue letali scintille: la chiamò Nube di Cristalli, ed il suo nome mi parve noto.
Migrai nella veglia, adombrando il luogo prescelto. Quindi raccolsi i piccoli legni, ed attesi fra gli alberi che i vapori incantati si addensarono ai margini del cielo. Ravvivai la Nube e folgorai i rametti: timide fiammelle si unirono in rossi bagliori, ed io mi infilai tra quelle volute. Non scorgevo nulla e respiravo a stento, ma avanzai fino al termine del mio viaggio. Una macchia scura richiamò i miei sensi ed una grotta si aprì tra le nuvole. Vidi un chiarore nel fondo di quelle viscere, ed un immane cero si stagliò innanzi. Una figura era assisa alla base; un uomo, privo di ogni peluria e vecchio nei tratti: il Saggio delle Storie. Intere vicende brillavano iscritte sulla sua pelle.
<<Mendico una leggenda, signore, poiché ne ho smarrito il filo>>
Egli immerse le mani nel buio, traendone un cofanetto di vetro: mi ci adagiò sopra e serrai gli occhi, rievocando il Mago e Mulinaccio, il Chierico e la Piramide dei Cieli, ma l’oscuro Negromante ed il pozzo reclamarono più voce, così lasciai fluire il tutto, fintanto che il mito mi sommerse. Saltellai giù dalla teca, notando che una delle facce si era offuscata: sarei dovuto volare in quella direzione, e la leggenda mi avrebbe reclamato.
Ringraziai il Saggio, offrendo in cambio il mio tributo:
<<É un filo di parole questo, che un dì lontano un giovane scrisse sotto un salice:
Consumavo la notte nel patio, quando un gatto mi miagolò contro: “Pare che la Fanciulla delle Selve, nel buio, emani un candido bagliore: potresti incontrarla, almeno in sogno” concluse per poi celarsi tra le ombre. Quindi mi abbandonai all’infinito che ogni sera riempie il mio cuore, ed una stellina brillò nell’oblio del mio volto, cantando della Brezza Del Sud, figlia del Sultano Ventoso Del Deserto. Ella un tempo volava felice, cavalcando il manto della Madre d’Ognuno, finché un giorno smarrì il suo sentiero, approdando in contrade a lei sconosciute. Per quanto tentasse, non vi fu più modo di rammentare la via del ritorno, e fu costretta a restare, amando per troppa solitudine. Non le venne riservato alcun privilegio, né le cure che si convengono ad ogni creatura gentile, e dopo qualche tempo smise di sognare chi fosse in realtà. Poi un giorno un forte tifone spirò, scaraventandola indietro fin nel regno di suo padre, sebbene ormai avesse dimenticato il sapore della gioia. Degli zefiri cercarono di lenire il suo dolore, carezzandone le ferite con le dolci nubi dei cieli estivi, e perfino le silfidi riempirono la sua vasca con latte di stelle; ma il suo animo sanguinava ancora.
Ai lunghi capelli d’ebano ed all’aroma del deserto, io dedico questo canto.
Quindi il giovane strinse la lettera tra le dita, arrampicandosi su per il salice. Annodò una corda tra i rami, ponendo la testa nel cappio e si abbandonò al vuoto. Un sinistro CRAKK riempì il suo collo, poi nulla più>>
Il Saggio ascoltò in silenzio dopodiché immerse un dito nella cera, iniziando ad intarsiare il suo corpo di quella storia.
La mia udienza si era conclusa: spiccai il volo verso l’antro di nebbie e la luce dell’immenso cero si affievolì alle mie spalle, trasformando quel manto di massi in un velo ombroso.

Prossimo Capitolo: ORI ORI