VERSO IL MARE

Parole Opache
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VERSO IL MARE

Correvo avido lungo i sentieri della Madre d’Ognuno, mercanteggiando per mari e monti, smanioso di rimpinguare le mie tasche con brame sempre nuove, mai pago di quanto le mie mani potessero afferrare.
Tale era la mia vita, tali i miei miraggi, ma in molti mi domandavano servigi, giacché per un buon prezzo, vi era sempre modo di rinvenire quanto richiesto.
La mia fama crebbe, fino a lambire le trame di un fosco necromante.
Graffiò i miei sogni con un lamento, assicurando che la ricompensa sarebbe stata maestosa: <<Oltre ogni delirio>> sibilò, offrendo l’arte del dominio, così che potessi piegare ogni creatura al mio volere.
Accettai, ed egli mi strappò la ragione di dosso, conducendomi entro il colle dei rinnegati: il Monte Nero. Fui liberato di ogni remore, smarrendo ciò che di più caro guida i nostri giorni.
<<Desidero soltanto un cuore, un piccolo cuore di nano>> domandò il necromante, ed io mi arrovellai, smanioso di strappare quel prezioso organo: non ad un guerriero e neppure ad una valente giovane, bensì a qualcuno che mai si sarebbe opposto al mio abbraccio.
Ripercorsi le antiche vie, tornando al villaggio che mi concesse i natali, e lì mi inchinai al cospetto dei saggi, concedendo doni ed elargendo lodi, giacché dimenticassero la fama di avaro che mi avevano addossato.
Quindi volsi i miei occhi ad una capanna malconcia, e cinsi le stanche membra di mia madre.
La colsi nell’indigenza del focolare: il consorte era morto da tempo, ed il suo unico figlio corso altrove, sfregiando il volto della Madre d’Ognuno in cerca di denari.
<<Madre>> implorai <<Troppo hai sofferto tra questi ghiacci: ricongiungiti a me! Ti porterò lontano, verso il mare, dove l’aria è soffice ed il sole carezza ogni creatura>>
Avrebbe gradito spegnersi tra quelle aspre terre, innanzi ai sepolcri dei sui cari, ma si concesse al mio volere, sperando di accendere un briciolo di gioia sul volto dell’amato figlio.
La mia carovana fu di nuovo in marcia, diretta a sud. Seguii strade appartare, cosparse di foglie, e proprio tra queste valli, mentre il sonno le velava gli occhi, conficcai una lama nel petto di mia madre, strappandole il cuore.
Ne gettai il corpo ai predatori notturni, e mi diressi presso i declivi del Monte Nero.
Qui i miei cavalli nitrirono avversi, costringendomi ad avanzare solo. Presenze ansimarono in quel dedalo di tenebra, finché scorsi volti trasudare dalle mura.
Comparve allora il necromante, dominando i dannati dall’alto di un trono di aculei: mi inginocchiai tra vapori vermigli, estraendo il feretro. Con un gemito egli scoperchiò lo scrigno, e fu allora che udii una voce pulsare dal cuore:
<<Fuggi figlio mio, fuggi!>>

Un nano maledetto tornò in queste valli, dove aveva smarrito ogni dolcezza, ed iniziò a scavare, sperando di trovare nel baratro la propria redenzione.
<<Ancora attende di esser scortata fino al mare>> sussurrò al giovane, che si riprese dal suo sogno. Egli notò che neppure per un istante quelle mani avevano cessato di smuovere terra. Poi un suono li colse dall’alto, ed un mozzico di pane rotolò tra i massi.
<<É la volpe?>> domandò il giovane <<Ella esige un compenso per poterti ammirare, come fossi uno spettacolo>>
Il nano alzò le spalle, ed il giovane tornò ad attendere la sera tra quelle pietre, addormentandosi ancora.

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