TALE

Parole Opache
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TALE
è il mio reame

<<Puoi scendere, siamo giunti>>
Al giovane si troncò il respiro: era stato scoperto. Timidamente tolse il panno, abbandonando il carretto.
<<Scusi…>> ma il minuto doganiere si era già avviato ad un’alta torre. Il ragazzo lo seguì, introducendosi tra quelle mura, sfiorando vestiti di carta che penzolavano dal soffitto.
<<Qui raccolgo i sogni della tua gente>> rivelò il mercante assestando la carretta <<Miraggi amari, di pavidi e derelitti, fantasie grottesche di imperatori e mendicanti. Presto la bottega sarà colma di ogni meraviglia, ed i figli della Madre d’Ognuno giungeranno ad ammirarla, così che io non sarò più solo>> bisbigliò, sedendo sopra un trono di latta.
Le ombre dell’ampio cappuccio gli ingoiarono il volto, ed il ragazzo prese a vagare tra i desideri della sua vecchia terra.
Il manichino di una donna lo osservava con mani colme di neve: era disteso sul pavimento, entro un letto di bianche rose. Ogni abuso era stato impresso sul suo corpo, ed invano tentò di riattaccarle una gamba.
Il mercante aveva acquistato quella mercanzia da quanti pativano il suo stesso male: la solitudine. Riflessi smarriti dei suoi fratelli lampeggiavano sotto lo sfrigolio di un neon, aggrappati a lucide gabbie di plastica. Fu allora che il giovane ricordò perché avesse desiderato abbandonare il proprio mondo.
Il respiro del mercante si era fatto lento, mentre il ragazzo continuava ad avanzare tra quei deliri pietrificati.
Dietro un pesante drappo un’alcova giaceva entro una casa di bambole: un feretro di vetro tremolava al fascino delle candele. Si avvicinò cautamente, senza spezzare l’incanto di quell’interminabile infanzia, e vide del rosso agitarsi nello scrigno di vetro.
<<É il sangue dei compratori>> sussurrò il doganiere alle sue spalle.
Un corvo di legno disegnava ampi cerchi nella stanza, tendendo la fune che lo cingeva al lampadario rotto.
<<Ogni avventore morde la propria lingua in sonno, donandomi quella singola stilla. Tale è il mio prezzo, e quando la teca verrà colmata, chiederò asilo all’antico sovrano, così che plasmi un nuovo cuore, tutto per me: e sarò vivo fra la tua gente>> aveva sospinto le mani fin nel chiarore del piccolo giaciglio, sfiorando la speranza che gli nutriva i pensieri <<Ma dobbiamo compiere ancora un ultimo viaggio>>
Varcarono un’angusta cantina, discendendo nel sentiero delle radici. Il doganiere sospinse il suo fardello lungo la profonda galleria: un panno cingeva il carico, smorzando il tintinnio dalle ampolle.

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