RICAMAVA SOGNI

Parole Opache
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RICAMAVA SOGNI
da un frammento di poesia

Una manciata di spaventapasseri entrò nella sala: erano armati di forconi, e secchi di latta penzolavano ammaccati dai loro capi.
<<Ti scorteranno oltre i confini della regno, fino all’albero ove i corvi trascorrono il tempo del sogno>>
Una stridula trombetta trascinò il giovane ai margini del ducato, dove una muraglia circondava il sogno degli spauracchi: pertugi si aprivano lungo il marmo, menando ad altri lidi dell’onirico. Lo sbilenco plotone si dispose ai lati di una feritoia: Deliro d’Ultime Luci, riportava l’insegna, ma a lui spettava un altro foro, privo di ogni orpello.

La luna aveva disteso i veli sopra il maestoso albero, rendendolo inviolabile. I corvi scrutavano il giovane vagabondo, che si fermò contro il cielo notturno. Un testimone mosse le penne fino a lui, e raccolse la storia dei tristi aculei che martoriavano il cuore del re degli spaventapasseri. Quindi l’uccello volò contro una porticina rossa, nascosta tra le radici dell’arbusto, ed il giovane vi penetrò, immergendosi in un sogno antico.
All’interno del tronco un vecchio signore sedeva innanzi una botte, disponendo tasselli. Ombre rosse sul suo volto.
Il giovane si sporse, osservando il dedalo di segni: e per un attimo colse il senso del mosaico. Quindi le mani ossute del vecchio gli porsero un intarsio:

Ogni fratello perì,
per mano dell’Oscuro Signore,
tranne uno.
Adagio egli si avvicinò alla grata,
e con il Padre nel cuore,
ne divelse il sigillo…

Il poema prese ad agitarsi tra le sue dita, e si accorse di stringere il guscio di una piccola tartaruga: con affannata lentezza essa agitava la coda, pregando di tornare a terra. Il giovane ne dispose il ventre sul selciato, notando che il buio aveva divorato ogni cosa. In quella notte la tartaruga prese ad avanzare, marchiando di rosso ogni suo passo.
Il giovane si fece retro, calcando la linea sanguigna, finché minuscole onde li circondarono: avevano intrapreso la traversata di un mare oscuro, ma i riflessi di un cielo si aprirono in quell’abisso.

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