PASSEGGIATE

Parole Opache
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PASSEGGIATE
distratte

Candele si accesero nella mente del ragazzo, riconducendolo all’antro della nana. Ella sedeva, sorridendo di foschi tormenti. Quindi con grazia schiuse lo scrigno, ed una manciata di sabbia ne inebriò le mani. Fitti granelli innalzarono una duna sulla nuda pietra, e l’odore della rena si sciolse tra i lumi, dilatandosi al frusciare di mille farfalle. L’avorio di un teschio sorse dal forziere: lo dispose innanzi alle sabbie, cingendolo con le rime dei rinnegati.
La nana ciondolava, alla ricerca degli antichi spiriti, finché le falene la chiusero nelle loro ali. Sangue sgorgò dal teschio, impastando gli scuri granelli. Con dita tozze spalmò l’unguento, fissando nere penne tra gli abiti del giovane. Il ronzio delle ali crebbe, fin quando fiotti di luce trafissero gli insetti: un varco brillava nella sagoma della nana, ed il giovane vi saltò dentro, iniziando il suo volo.

Ciuffi di autunno coloravano un pensoso parco. Un saio si mosse tra i ghirigori del sentiero, ed il giovane gli saltellò incontro. L’antico custode si era raccolto nel silenzio della propria tonaca, sfogliando il pesante tomo che gli gravava tra le mani. Un filo d’argento legava i suoi polsi a quelle pagine, così che in nessun modo potesse distogliere la vista dallo scorrere di quelle parole.
<<Due Regni>> starnazzò il ragazzo imbarazzato, ed il custode si fermò sopra un parco elenco. Quindi raccolse una penna dalle vesti del giovane, iscrivendo il suo nome nel tomo.
Impose il palmo, ed il bianco cielo d’inverno si gonfiò di foglie, soffiando il ragazzo nel cenacolo dei dormienti, al cospetto del sogno chiamato Due Regni.

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