OSTE

Parole Opache
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OSTE
della malora

Il ragazzo proseguì la sua marcia, oltre le sponde di quell’incubo fluviale. Un vetusto rifugio si abbozzò al chiarore di stanchi ceri:

LOCANDA DEI MORTI AMMAZZATI

Recitava l’insegna. Il giovane si immerse nella lugubre sala, assorta negli inconfessabili bisbigli dei defunti.
Nei pressi dell’uscio un forzuto affondava il volto nella ciotola, al pari di un suino, giacché le braccia gli erano state recise, mentre un contadino dalla testa mozza si avvicinò al ragazzo. Il volto che teneva tra le mani, gli domandò se avesse notizie di una fattoria, e dell’amata moglie, ma il ragazzo scosse il capo in diniego.
Ognuno sembrava desideroso di narrare le oscure cagioni del proprio supplizio, eppure il giovane non concesse udienza: si avvicinò soltanto al taverniere, domandando asilo per una notte. In silenzio si avviò su per le scale, mirando di lontano un giovane nano con un’ascia conficcata nel cranio: sedeva mesto, sorseggiando idromele assieme alla famiglia trucidata.
Il ragazzo affogò nei suoi sogni, stendendosi su di un materasso di foglie di pannocchie.
<<É tutto camuffato e porta grandi occhiali da aviatore, così che nessuno si avveda della sua bontà>> gli rivelò la fatina accanto al suo capezzale <<Destati, poiché egli è ormai giunto: dovrai salire sul suo carretto, così che possa portarti fino al varco>>
Il ragazzo riaprì gli occhi, e discese nell’androne. Una buffa figura si era appartata in un angolo, raccogliendo le confidenze di un impiccato: con abilità ne costringeva i sogni in un’ampolla.
Egli era il misterioso mercante.
Il giovane abbassò lo sguardo, sfilando tra quei tormenti, ed uscito dalla taverna si infilò di nascosto nel carretto di quel doganiere.

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