NULLA

Parole Opache
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NULLA
che io possegga

Un corvo già attendeva il giovane al varco notturno. Gli gracchiò nei sogni, ed il ragazzo perse l’appiglio con le passate visioni, approdando in un grandioso albero che troneggiava contro il cielo buio: i testimoni della Madre d’Ognuno trovavano ristoro tra quelle fronde.
Allora una nera penna calò dalla cima del tronco. Poi ne seguì un’altra, ed un’altra ancora, finché un nugolo di piume macchiò la tenebra. Il corvo lo spronò alla raccolta, ed il ragazzo si riempì le mani coi foschi ciuffi, fin quando la sua bisaccia straripò.
Poi insieme se ne volarono a nord, sotto strali di neve gelata, dove un cuore oscuro li attendeva.
Una nana zoppa li accolse nella sua stamberga. Essi sprofondarono nella grotta custodita sotto quella dimora: un antro dalle mille fiammelle. Qui la nana prese a cullare un antico forziere, intonando strane nenie.
Il ragazzo avvertì il tocco della magia scavare nella propria carne, cercando, finché la nana sembrò sprofondare in sé stessa. Della sabbia emerse dal forziere, danzando nella grotta, e lui accolse infiniti filmanti che presero a cingerlo. Il giovane fu spinto in un profondo torpore.
L’incantesimo si era concluso, ed ella ora esigeva il suo tributo.
Quando il giovane si riprese guardò a fondo negli occhi di lei, e decise di raccontarle ciò che accadde una volta abbandonato il triste nano cercatore.

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