LUCE DI QUEI GIORNI

Parole Opache
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LUCE DI QUEI GIORNI
ed una leggerezza infinita

Le ali dell’elfo si erano ritirate verso altre vette, ed il giovane riprese i suoi passi nella Madre d’Ognuno.
Una carovana di gente aveva disposto le tende nei pressi del sentiero, celebrando nella quiete gli alti fuochi di mezzodì. Egli raccolse un po’ d’acqua dalla riva, colmando la coppa che custodiva nella bisaccia, e si avviò tra i teli.
Un carrozzone sgargiante colorava la radura, e scorse un vecchio invitarlo nella penombra.
Ciottoli ornati di polveri si ammucchiavano su modesti scaffali, e l’anziano signore gli mostrò una coppa simile alla sua:
<<Quello stesso straniero che ti diede quella ciotola giunse anche a me, narrandomi la sua storia: la tragedia di un uomo ghermito dalla tenebra>> ricordò il vecchio <<Lo straniero mi confessò di aver incontrato lungo i suoi viaggi un viandante, che gli parve gentile, ed in fretta si accordò tra i sui pensieri, accompagnandolo per mete lontane. Ne raccolse le confidenze, ed assieme sfilarono sotto il sigillo della fratellanza, fin quando il deserto soffiò tra i loro passi. Il viandante si caricò i suoi fardelli, giacché le sue membra meglio sostenevano l’arsura, poi sopraggiunsero ad un dirupo, ed una mano spinse lo straniero nel fondo dell’orrido. Risate fameliche echeggiarono durante la sua caduta, ed egli rovinò senza appigli tra aride profondità.
Pianse, non per le ossa rotte, né per il sangue versato, ma per quando si era frantumato in lui. L’amaro fiele della vendetta gli oscurò lo sguardo, ed il mondo intero bruciò nel ripudio: si chiuse ad ogni compassione, vagando feroce tra gli uomini. Ma una luce ancora gli baluginava dentro. Sospese il suo intento, abbracciando la notte, ed in silenzio si dispose nell’antico giardino, dove tristemente osservò il male crescere tra le sue carni. La morte già gli sfiorava lo spirito, ma non era quello il suo il suo destino. Levò il capo contro il demone, che gli sibilava dietro un ruvido manto di ira, celato tra le emozioni trafitte:
“Chi è leso, ferisce. Va e distruggi, giacché il tuo sorriso non verrà risanato, né la tua innocenza riconquistata. Corrompi ogni gioia, sicché intendano la tua sorte: hai sofferto, ed a te spetta ogni diritto. Tale l’amaro volto della Madre d’Ognuno”.
Ma egli non cedette e continuò a scavare, cercando quanto non possa essere deturpato, approdando infine alla regione dei raggi imperituri. Uno di quei lampi sorprese il demone ingordo, dissolvendone il lamento: veleno evaporò dal suo sangue, mentre diaboliche radici si estirpavano dal suo cuore.
Quindi egli si alzò, riprendendo la sua marcia, scacciando quel male che contagia i figli degli uomini>>

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