L’INVERNO

Parole Opache
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L’INVERNO
è solo un miraggio

Il serpente ventoso pasceva, gonfiando le vele con i suoi sbadigli.
<<Signore>> ossequiò al ragazzo mentre si arrampicava su per gli ormeggi, e la bacchetta tornò a segnare il tempo verso cieli aperti. La grotta si sfaldò lungo la loro scia, e steppe di azzurro gli inondarono lo sguardo, immergendo il galeone tra i vapori di basse brume.
L’ancora fu gettata tra gli abbagli cremisi della sera, ed il giovane abbandonò il timone, serrando il serpente nella giara.
<<Ben tornato>> alcune volute si attorcigliavano dalla pipa del giocattolaio <<Oggi ho costruito tanti spaventapasseri>> asserì grave <<Ma sono scappati via tutti. Un brodo caldo ti attende in tavola, ma così conciato ci affogheresti dentro>>
A cena ultimata la notte era già scesa, ed il ricordo della vecchia terra si accese nei sogni del giovane, allora molti dormienti accorsero per toccare quei miraggi, e lui salutò la fatina avanzare tra la folla.
<<Il saggio mi ha parlato di un sogno chiamato Due Regni>>
<<I corvi sapranno indicarci la via; ma ora è giunto il momento di “tornare a crescere”>> canzonò lei <<C’è un orologio che saprà riportarti indietro, a quando eri più grande, però occorre un invito per entrare nella torre, dunque preparati, poiché siamo diretti in un covo di pirati e bucanieri!>>
Impavida la fatina discese nei recessi di un bosco piovoso <<Non lasciarti ingannare>> sussurrò al ragazzo, adagiato sulla sua spalla <<I corsari godono ai graffi infuocati del sol leone, questa è solo una copertura>> e si confuse nell’umidità degli alberi. Il grigio cancellò ogni forma, finché una casupola emerse dalla nebbia: pendevano i battenti, corrosi dal tempo, ed il tetto già mostrava travi di nere ossa. Nella penombra un letto di foglie si era adagiato sul pavimento, mentre una lampada si annoiava sopra l’unico mobilio. La fatina vi soffiò dentro, accendendone la fiamma, e si volsero al camino, volando nella cappa, dove una botola ostruiva la via.
Ella bussò.
<<Chi è?>> ruggì qualcuno dall’altra parte.
<<La fatina dei dentini>> ghignò lei mostrando il lume nello spioncino.
Il guardiano grugnì ancora, aprendo il boccaporto: un vento caldo gli carezzò il volto, ed il sapore del mare spirò tra i loro pensieri.
Il nerboruto guardiano li scrutava da sotto un ombrellone, nel bel mezzo di una spiaggia assolata.
<<Vi è andata bene che non c’era l’alta marea>> brontolò afferrando un foglio sgualcito <<“Tale è l’Isola dei Pirati, ove ribaldi e lestofanti son più che ben accetti, ed ogni sopruso verrà lodato! Attaccabrighe e manigoldi esercitano la loro professione, senza remore alcuna; sicché, se la signoria vostra non detiene tempra assai virgulta, è pregata di oziare altrove!“>> si schiarì la voce <<Ecco mettete una firma qui, e gettate pure la lampada nella botola, ci penseranno le foglie a rimetterla a posto. Il sentiero che porta al vulcano è laggiù, tra le palme>> e tornò a sventolarsi con la pagina dell’editto.

Pericolo Cannibali

Intimava un cartello innanzi al viottolo, ma sprezzanti di ogni pericolo si immersero tra le fitte fratte. Il verde li racchiuse nel proprio ventre, impregnandoli di umori tropicali, finché una rete tranciò il loro cammino, ingabbiandoli.
Un manipolo di scimmiette sghignazzava dietro maschere tremebonde:
<<Signor Limone, abbiamo davvero un bel bottino>>
<<Ha proprio ragione messer Melone, il pasto appare più che certo>>
<<Aspettate!>> ringhiò la fatina colma di sdegno <<Io sono una fata, e di sicuro voi non potete mangiarmi!>>
<<Egregio dottor Cocco, ha sentito le rimostranze della nostra cena?>>
<<Ho sento, ho sentito: mi conceda qualche istante mastro Fico>> la scimmia estrasse un breviario dalla peluria, spulciando attentamente tra le righe <<Dunque, vediamo: spettri, gnomi, anaconde, basilischi… ah ecco! fatine: “da non trangugiare, specie se dorate“>>
<<Perdincibacco! Questa è davvero una ecatombe professor Mango>>
<<É già, conte Banana, non mi ci faccia pensare>>
<<Vi porgiamo le nostre più sentite scuse>> proclamò la dama Ciliegia, e coi denti rosicchiarono via l’angusta trappola.
<<Aspettate, chi è quel moscerino>> sibilò la duchessa Papaia <<Ma è un piccolo d’uomo! Il nostro aperitivo preferito!>>
<<Suvvia eccellenze!>> sbuffò la fatina spazientita, ed il sigillo del Signore dei Sogni brillò sulla sua fronte: allora ogni scimmietta cadde in ginocchio tramortita.
<<Lunga vita al Re!>> proclamarono in coro.

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