DUE REGNI

Parole Opache
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DUE REGNI
romanzo di anime brevi

La sala era nera, di un buio antico. Lontano, nell’estremità più oscura, attendeva il tenebroso signore: era assiso, ed osservava.
Il piccolo guerriero, stretto nella sua minuta armatura, si apprestò al seggio: solo e senza armi si inchinò.
<<Porto i miei omaggi, tenebroso signore>> quindi si tolse l’elmo, ed il suo viso illuminò la stanza.
Un dedalo di serpi assalì il guerriero: la bianca corazza esplose, ed un pulviscolo di schegge cadde a terra, ma egli non batté ciglio. Si trasse in piedi, avanzando di un passo verso il trono.
<<Conosco la vostra storia, tenebroso signore, e so del vostro rifiuto>>
Il sipario calò con un tonfo, ed una deforme creatura prese a claudicare lungo il proscenio. Scuri cenci ne ammantavano la gobba. Con una corda trascinava un cigolante carretto: un teatrino oscillava su quelle ruote, calcando la ribalta tra mille perigli.
Fu abbandonato nel centro e lo sventurato si sospinse oltre le quinte, svanendo nel buio. Un gentile campanello percosse la platea, ed i burattini inscenarono la loro epopea.
Un sole di cartapesta spuntò dal margine più alto, ed una graziosa figlia nacque tra quelle labbra. Ella levò le braccia al cielo, invitando alla letizia. Petali diradavano dai suoi capelli, ed una nube di gessi l’incoronò regina della speranza. Piccoli astri le si fecero appresso, beandosi del suo tocco, e lei discese fra le sfere, chiamando a sé il più valoroso, così che godesse del tripudio degli dei.
Una marionetta si inchinò, dichiarandosi pronta alla gloria, e la figlia del sole parve compiaciuta.
Il prescelto fu invitato ad abbandonare le sue vesti, rinascendo fanciullo nel nuovo mondo; ma a tale appello l’eletto indietreggiò, e le sue mani tornarono ad immergersi di illusioni:
<<Mia signora, lasciate che vi offra quanto ho accumulato>> gracchiò il burattinaio dal fondo della botola, imitando la voce dell’eletto <<Faccio questo in vostro onore>>
Ma la messaggera sorrise benevola, asserendo che l’imperituro non abbisogna di nulla, se non di essere accolto.
Allora il primo tra gli uomini volse le spalle, lasciando che le sue vesti divenissero nere, poiché si frappose alla luce del varco, e di lui fu solo ombra. La grazia venne occlusa, e la poesia tardò a sbocciare tra gli alberi.
La figlia del paradiso socchiuse le palpebre, in attesa che altri giungessero a lei.
Suonò un campanello, ed i burattini si ritrassero, tramontando dietro il piccolo teatrino. La corda fu tesa, ed il carretto trascinò via i suoi sogni.
Un vento si agitava dietro il grande telo, finché una folata lo issò in aria, lasciando che il giovane guerriero calcasse nuovamente la scena.
Il tenebroso signore gemeva, ripiegato nella gabbia del suo orgoglio.
<<Non avere paura>> sussurrò il fanciullo, e prese a spogliarlo della sua pesante corazza, finché una fulgore si apri nel teatro, ed i bagliori dell’antica musa tornarono a splendere oltre la soglia: due bimbi sedevano vicini, ed ella spirò in loro il primo mito.

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