DUBBI ATOMICI

Parole Opache
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DUBBI ATOMICI
e valzer per tutti

<<Trascorrerai un’altra giornata così piccino?>> domandò il giocattolaio al ragazzo.
<<Questa notte farò un sogno che mi riporterà indietro>>
L’artigiano sorrise.
<<La corrente ha sospinto verso l’isola una bottiglia, con dentro un messaggio>>
Il giovane scivolò nel collo di vetro, tirando fuori la carta.
<<É una leggenda>> asserì il giocattolaio, leggendo a voce alta:

I Sette Fratelli si recarono dall’Oscuro Signore,
sedendo alla sua mensa.
<<Il mondo soffre, Sire>>
<<Il mondo si avvia all’ordine, miei ospiti>>
<<Questo ordine ha un caro prezzo>>
<<Avete forse nostalgia dell’antica sofferenza? Del caos?>>
<<La vostra via non segna alcun domani:
le maglie sono strette,
e la forma già invecchia;
presto la vita romperà gli argini.
Tale è la legge>>
<<Il cosmo intero risuona nei vostri versi,
eppure io non libererò quanto ho racchiuso>>
<<Siamo giunti per squarciare la gabbia>>
<<Dunque, guerra sia>>

L’artigiano dispose la pagina sul tavolo, lasciando che il ragazzo si aggirasse sul quel tessuto di parole.
<<Ho trovato un’altra storia simile>>
<<Più tardi, quando la brezza si sarà alzata, la rimetteremo in acqua>>
Quindi trascorsero il dì all’ombra di un giardino, salutando i radi piccioni che giungevano a ristorarsi, sostando sull’alta torre che il mastro giocattolaio gli aveva costruito per loro: essi farfugliavano su rotte e venti, ripartendo concitati.

<<Speriamo che domani possa sederti a tavola come si deve>> augurò l’artigiano porgendo la buona notte, e l’oceano dei sogni non tardò a sommergere il giovane.
Vide di lontano una lunga carovana di elefanti, trasportare montagne di arnesi.
<<Sono i costruttori>> svelò la fatina brillando alle sue spalle <<Il signore dei sogni li invia per ampliare il suo regno, così che i dormienti si immergano in terre sempre nuove, colmando ogni loro desiderio>> poi prese il ragazzo tra le mani, disponendolo tra i suoi capelli <<Il Carnevale dell’Orologio ci attende>> ed il mondo si rimpicciolì sotto il battito delle sue ali.
Un carrozzone se ne stava abbandonata nel bel mezzo di una radura, inghiottito dal verde, mentre una luna vi volteggiava sopra, mostrando una cittadella arroccata sul suo capo, al pari di una corona.
Calzarono le maschere, donategli dalla seppia, e la luna concesse loro un’occhiata, calando il pontile che cingeva la sua fronte: gli indomiti esploratori si precipitarono nel chiasso della fortezza, confondendosi in una folla di abiti sgargianti.
<<Le conosco! Sono le maschere del carrozzone!>> quelle festose gli si fecero appresso <<Vado all’orologio!>> rivelò a quei volti, così che lo scortassero fino al portone.
<<Dovrai girare le lancette indietro di tre giorni!>> gli urlò la fatina nel baccano generale, ed il ragazzo si incamminò su per il torrione, scalando a fatica ogni gradino.
L’allegra comitiva soffuse i suoi clamori, osservando le lancette muoversi a ritroso.

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