D’AMOR

Parole Opache
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D’AMOR
profondo

Un sottile cielo di inverno affogava tra le rive di una palude. Il ragazzo si mosse nella fanghiglia, ed il gorgoglio di un remo sospinse a lui un triste barcaiolo.
Salì a bordo, sedendo tra i legni marci. Le consunte membra del traghettatore si affannarono fin nel mezzo del fiume, dove si sporse, contemplando la placida distesa:
<<Gentile signore>> proruppe il barcaiolo con voce roca <<Piangerò ora del mio dolore, poiché mi macchiai di amore, più di quanto sia concesso. Avevo una moglie, una donna assai graziosa. Scriveva poesie, in una capanno accanto alle onde, e con lei trascorrevo felice i miei giorni. Finché una notte, rintocchi di disgrazia percossero il nostro uscio:
“Vi prego, aprite!” gemette una voce “Ho paura, aprite!” lampi furibondi straziavano i cieli “Invoco la vostra grazia per un notte soltanto!” e belve sinistre mugghiavano tra gli alberi “Supplico il vostro buon cuore, accoglietemi!” ma l’uscio rimase serrato, e cinsi forte la mia donna, sussurrando passione tra quelle carni, così che il suo animo non udisse quelle preghiere.
L’aurora ci sottrasse a quella tenebra, spingendoci in ripe ben più fosche: presi a desiderare mia moglie con smania crescente, tanto che gli istanti trascorsi lontano dai sui respiri tormentavano il mio umore.
Le domandai di accompagnarmi tra le mie faccende, ed ella assecondò il mio ardore, traghettando giornate intere su queste sponde.
Assai modesta le parve la chiatta, e le lascive occhiate degli avventori insozzavano la sua bellezza; così, nel falò di un torvo crepuscolo, cinsi il suo polso, invitandola tra le brezze. Solcammo le acque una volta ancora, e con impeto la strinsi a me, scacciando il gelo che ne insidiava il petto. Ingenua si abbandonò alle mie promesse di eterno, e garbatamente avvinghiai una fune ai suoi piedi. Un masso attendeva all’altro capo: lo spinsi giù, tra le acque scure. Ella spalancò gli occhi, confondendo il mio amore per tremulo delirio; ma fu soltanto un istante, giacché la pietra ingorda la reclamò a sé: vesti di fiume si chiusero sul suo splendore>>
Un vento ruvido graffiò il pallido volto del giovane: brandelli di carne si consumavano su di un teschio innocente, baluginando dal fondo della palude.

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