CALAMARI

Parole Opache
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CALAMARI
galattici

Un suonatore distratto attendeva la fata ed il minuscolo ragazzo innanzi all’entrata della grotta. Al suo fianco un manipolo di cimici saltellavano in ardimentose acrobazie, intrattenendo una piccola folla.
<<Venghino ‘siori, venghino! Di qui si mena all’antro dei pirati!>> recitò il musico armeggiando con il suo organetto, ed i due viaggiatori si immersero tra i riflessi della caverna.
Un borgo, macchiato dai raggi di una eterna luna, si rivelò all’uscita della grotta ed i pertugi dei filibustieri li invitarono nei loro sordidi misteri. Una scia di aromi saliva dal centro del cratere, indicando la rotta tra grog spumeggiante e lazzi di cialtroni guerci.
Drogheria al Vulcano annunciava la placca sulla gargotta.
<<Chi è?>>
<<Io!>> lamentò la fata, ed il locale si aprì ai loro occhi, mostrando il benvenuto di un’anguilla in livrea.
<<Vorremmo poter discorrere col mercante>>
<<Sono avvilito, ma è salpato proprio oggi; abbiamo comunque una grande varietà di…>>
<<Si risparmi l’affanno, buon uomo, siamo qui per comprare, non per perorar reclami>>
<<Ah! Se le cose stanno in siffatta maniera, allora la signoria vostra potrà incontrare l’astuto mercante nella saletta, in fondo all’acquario>>
<<La ringrazio sentitamente>>
<<Ma le pare>>
<<Piacere mio>>
<<Altrettanto>>
<<Non si convenga>>
<<Ordiamo l’inganno>>
<<In guardia anguilla>>
<<Ah! Perdoni l’audacia, dolce fatina, non era mia ingiunzione sfidarla: a noi corsari non è concesso sfoderar l’arguzia nel locale; le auguro una felice permanenza>>
Solo su Appuntamento, precisava la targa sulla porta, ed una grande seppia attendeva dietro la scrivania, riempiendo di tentacoli la stanza. Al suo fianco un marchingegno ribolliva esotici odori.
<<Desiderate?>> domandò un burattino appoggiato sul sofà.
<<Gluglugluglu!>> incalzò la seppia sbattendo sullo scrittoio.
<<Il mio socio ardirebbe conoscere la cagione della vostra visita, con una certa premura: sa, incombono affari da concludere>>
<<Cerchiamo un invito, signor segretario, per il Carnevale dell’Orologio>>
<<Comprendo signorina, ma lei converrà che è merce assai pregiata, immagino abbiate da barattare qualcosa di altrettanto meritevole>>
<<Certo!>> e si volse <<Che cosa offriamo?>> sussurrò al giovane, il quale frugò invano nelle tasche, sperando di trovare qualche figurina.
<<Possiamo offrigli la mia canotta>>
<<Ehm… abbiamo, niente po’ po’ di meno, che una maglia dell’altro mondo>>
<<Prego>>
La seppia allungò i tentacoli sulla minuscola stoffa, esclamando <<Gluuu!>> mentre scoperchiava il suo alambicco, per inzupparla tra i vapori.
<<Io ed il mio collega siamo più che soddisfatti: questa inaudita fragranza ci colmerà di nuovi miraggi; ed ora la vostra ricompensa: il vassoio d’argento!>> ordinò entro un barattolo appeso ad un filo.
Qualcuno bussò.
<<Il cabaret, signore>> riverì l’anguilla in livrea.
<<Scoperchiate pure>>
Due maschere fumanti comparvero sul piatto.
<<Vi ringraziamo>> convenne la fata afferrando la portata, ed i presenti si congedarono, ricamando convenevoli.
<<Dobbiamo raggiungere il pallone che lascia il vulcano!>> e si precipitarono sfrecciando sopra i tetti, fin ad avvistare una barcollante mongolfiera che si staccava da terra. Il ratto, a capo della spedizione, mollò l’ultima zavorra, e loro irruppero a bordo, dondolando fuori dal cratere, così da innalzare il grosso teschio del pallone, fin nella volta stellata.

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