AI SOGNATORI

Parole Opache
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AI SOGNATORI

che donarono il mondo dell’avvenire

Il giocattolaio incastonava ogni frammento, lasciando che la vita vi colasse dentro, ed il ragazzo osservava, senza interrompere la magia di quei gesti.
<<Chi ti ha spinto fin qui?>>
<<Un monaco, signore>> confessò il giovane.
<<E che cosa cerchi nel mio giardino?>>
<<Un veliero, che sappia portarmi fino in cielo. Tenga, queste sono per lei>> gli porse alcune statuette di cera, ed il giocattolaio si distolse dalla mareggiata delle sue opere incompiute:
<<Sono preziose: serbano l’odore di un altro mondo; è stato un lungo viaggio il tuo?>> e così iniziarono l’incerto tragitto della conoscenza reciproca.
Più tardi l’artigiano dispose un galeone sullo scrittoio.
<<É un po’ piccolo>> osservò il giovane preoccupato.
<<Non temere, i sogni notturni lo sapranno ingrandire>> e si salutarono, coricandosi.

<<In effetti è un po’ piccino>> confessò più tardi una fatina, scrutando il veliero ancorato tra i pensieri del ragazzo.
<<Sai ingigantirlo?>> gli domandò il giovane.
<<No, ma so come rimpicciolire te>>
<<Ah…>>
<<Il vascello è perfetto, così le nubi non avvisteranno il tuo arrivo, e potrai procedere tra i loro veli: sai, di solito sono molto riservate, e non gradiscono che gli si voli dentro>>
<<Ma poi tornerò a crescere?>>
<<Non te lo auguro>> sghignazzò lei.

Sciami di bolle galleggiavano ovunque, e funghi si innalzavano fin sopra le loro teste.
<<Dove siamo?>> chiese il ragazzo alla fatina.
<<Nella contea del bruco: lui è lassù, oltre quel colle>> lo videro sdraiato su di un letto di spore, sbadigliando limpide sfere dalle enormi labbra <<Le fa per non annoiarsi; ci dovrai scivolare dentro, ma cerca di non farle esplodere, potrebbe arrabbiarsi>>
Il giovane si arrampicò sul fusto di un fungo, balzando tra i riflessi di una bolla: ci fu un fremito, che fece temere il peggio, ma infine riuscì a sgusciarci dentro e prese a volteggiare lontano, salutando il bruco che ricamava di sbuffi il mondo intero.

<<Sono esausta!>> la fatina si accasciò sopra un bouquet di fiori <<Non ho più forze, neppure per volare>>
La poverina aveva infatti soffiato per tutto il viaggio, dirigendo il giovane nella bolla, verso la meta.
<<…fermiamoci…>> suggerì il ragazzo
<<Si, sarà meglio così>> e lei chiuse le palpebre, sospirando con sollievo.

<<Ma dov’è?>>
La fatina si era appena ripresa dal pisolino, stropicciando gli occhi con cura, ma per quanto mirasse, della bolla non vi era più traccia.
Si alzò in aria, scorgendo dei corvi agitarsi tra alcuni riverberi:
<<Fermi! Fermi!>> urlò volandogli incontro <<Non fatela scoppiare, ve ne prego!>>
<<…cciaoo…>>
<<Bentrovato>> ansimò lei <<Ho fatto appena in tempo: credo che i signori corvi volessero liberarti>>
Si volse al nero sciame, ringraziando per l’indulgenza concessa, ma le loro penne già macchiavano il cielo.
<<…dove andiamo…>>
<<Alla grotta dei venti: è una monte sempre affamato. Lo ha creato il signore dei sogni, per rimpicciolire il suo vasto impero: entrerai dalle enormi labbra, uscendo piccolo piccolo per la sua coda>>
<<…ma funziona?…>>
<<Certo che funziona>>
Ci fu un forte sconquasso e l’intero regno tremò.
<<…cos’era?…>>
<<La grotta dei venti: deve aver mangiato>>
<<…mmmmmmm…>>
PLICK!
<<Hai sentito? Qualcosa è uscito dalla sua coda>> la fatina lo spinse fino ad una porta nel mezzo di un prato, quindi bussò, ed un ragnetto fece capolino dalla serratura <<Sono una fata e scorto uno straniero>>
Un simbolo prese a brillare sulla fronte della fatina, ed i battenti si schiusero. All’interno un esercito di minuscole macchioline trainava una luna rosa: un monte dai tanti occhi e con piccole mani attendeva ingordo l’offerta.
<<Si dice che contee intere siano rimaste smarrite nel suo ventre>> schernì la fata, mentre i ragni conducevano la luna rosata verso la grotta. Un forte vento risucchiò ogni cosa, ma l’astro parve troppo grande, ostruendo le labbra del monte, così i piccoli aiutanti spinsero con ogni mezzo, fino a precipitarvi anch’essi dentro.
PLICK!
Qualcosa era rotolato oltre la bocca minuta sulla coda del monte.
Un nugolo di ragnetti giunse allora al cospetto del giovane, ed il vento riprese a soffiare, così che la bolla fu ingurgitata con veemenza.
Il ragazzo scivolò nel colle ed un turbine di colori gli riempì i sensi. Scorse un maestoso marchingegno, avvolto di vapore, ed una armata di ragni affaccendarsi tra gli ingranaggi, rendendo viva quella stramba magia.
PLICK!
Il ragazzo rotolò nel prato.
L’ormai minuscola luna rosa lo fissava dalla volta, illuminando gli universi ammucchiati nel ripostiglio dei sogni.
Scivolò allora alla deriva di quei mondi sconosciuti, finché un gigante dorato lo sospinse in cielo: occhi grandi come soli lo scrutarono, ed un sorriso gli scosse il mantello. La fatina lo strinse tra le mani, volando nuovamente verso il sogno che diede inizio al loro viaggio.
La bolla fu adagiata accanto al timone del piccolo veliero, e lei brandì la punta di un capello, facendola scoppiare.
<<Tieni>> disse porgendo una piccola giara <<Vi è contenuta una brezza: ti aiuterà a volare fin nell’antro del saggio; e con questa domerai l’impeto del vento>> asserì strappandosi una ciglia <<Ora riposa, perché il risveglio è ormai prossimo>>

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